La montagna, nell’immaginario popolare, ha da sempre rappresentato un territorio ostile, carico di pericoli, nascondiglio di streghe e stregoni, territorio di spiriti e diavoli, dove dimoravano tribù nomadi e bellicose.
In realtà per le popolazioni alpine, come per i Viandanti Pellegrini e i commercianti, le montagne non sono mai state una barriera, ma un vasto territorio con culture e credenze comuni.
Attraverso i valichi alpini si sono trasmesse le scoperte dell’estrazione e dell’utilizzo dei metalli, le varie tecnologie, sempre più raffinate, per lavorarli; attraverso le varie “Vie” sono passati il salgemma, le culture e le credenze, le religioni, gli stili di vita che sono cambiati nel corso dei millenni e, già in tempi remoti, le mode nel vestirsi, nell’utilizzare monili e ornamenti.
Per questi motivi, le popolazioni locali hanno sì, mantenuto forti caratterizzazioni culturali proprie, ma sono anche sempre state aperte a scambi, sia di tipo economico che di tipo culturale, scambi che sono stati, e in parte sono ancora oggi, alla base del miglioramento della vita in questi territori belli e suggestivi, ma anche sicuramente pericolosi e difficili da gestire.
Il progetto di accoglienza per le scuole “Intercultura e popolazioni alpine”, si pone,quindi, come obiettivo il far rivivere il forte legame culturale che esisteva tra queste popolazioni, ma anche lo spirito di tolleranza, la curiosità per nuove scoperte e culture, la ricerca di nuove tecniche , idee o quant’altro potesse migliorare la vita quotidiana.
Un percorso di crescita personale e di gruppo, che adotta una metodologia che si snoda tra giochi di ruolo, simulazioni e laboratori sul campo, durante i quali i ragazzi, insegnanti e operatori, mettono in gioco emozioni e sentimenti, apprendendo più con i sensi e le emozioni che semplicemente con la mente, dove le informazioni e le conoscenze trasmesse si radicano in modo profondo nella coscienza di ognuno.
L’asse portante su cui si basa l’ esperienza proposta poggia sulprofondo valore simbolico che, il pane ha acquisito nel corso del tempo. Il pane come base di sussistenza, ma anche come forte simbolo di legame con la terra e con “fratelli” vicini e lontani; pane che può essere semplice ed azzimo, ma anche arricchito, in base alle conoscenze acquisite e alla cooperazione instaurata con altre popolazioni,da oli mediterranei, spezie, farine più raffinate,o diverse da quelle coltivate in loco; pane che non si nega a nessun viandante, con un piccolo gesto di solidarietà, ma che è alla base di grandi momenti di festa, divertimento e religiosità.
Il ”cammino” del percorso progettuale, parte da giochi di animazione mirati al rinsaldare i legami emozionali tra il gruppo, e tra questo e gli insegnanti e gli operatori, passando poi, a simulazioni dove si prende in considerazione la filiera della lavorazione e produzione del pane.
La cottura del pane prodotto dai ragazzi,la festa finale con la partecipazione attiva di tutti, rappresentano la conclusione del progetto, e l’elemento conviviale dove i partecipanti potranno percepire in prima persona l’importanza dell’aver acquisito nuove conoscenze cooperando tra di loro, scambiando emozioni, punti di vista e esperienze, e “sentire” come questa esperienza possa gratificarli anche nel breve termine, instaurando un legame solidale fra i componenti del gruppo classe, tra questi e gli insegnanti e gli operatori.